Tempesta di ormoni
L’uomo avanza nella penombra del night, è molto elegante, profumo maschile penetrante, aggressivo. L’uomo sussurra qualcosa all’orecchio del cameriere, il quale poi lo accompagna ad un tavolo.
L’uomo ha un taglio di capelli davvero carino, gli occhi penetranti, lo sguardo da mascalzone, le mani grandi, le spalle larghe ed invitanti, si vede lontano un chilometro che cerca, cerca… compagnia.
Una donna è seduta al tavolo davanti al suo, bellissima, i capelli biondi raccolti in modo grazioso sulla testa, una scollatura da far resuscitare anche un ultracentenario, il vestito con lo spacco, gambe stupende.

Bacio con la lingua
L’uomo la guarda, e la guarda ancora, uno sguardo insistente, impertinente. Lei fa finta di nulla, ma poi getta un’occhiata verso di lui, e poi distoglie lo sguardo.
E poi lei torna a guardarlo, e lui la guarda, insistente, insolente, ha degli occhi che sembrano infilarsi dappertutto, la scruta dai piedi ai capelli, uno sguardo da mascalzone, uno sguardo che mette curiosità.
D’improvviso le luci si abbassano, la musica inizia a mezzavoce, una piacevole musica a volume dolce, le coppie iniziano a riempire la pedana centrale.

Bacio appassionato
L’uomo si alza, prende un fiore dal suo tavolo e va verso l’affascinante bionda, lei lo guarda senza sorridere, con lo sguardo interrogativo.
L’uomo si inchina, porge il fiore e dice “al mio tavolo c’è questo bel fiore, ma a me piace molto di più il fiore che è a questo tavolo…”.
La donna sorride divertita: “non c’è male come approccio, davvero simpatico …grazie”.
“Ebbene sì, ammetto che sono diversi minuti che preparavo questa frase, cercavo un modo per venire al Suo tavolo: mi permette questo ballo?”.
Dopo un piacevole scambio di battute, i due sono in mezzo alla pista che ballano un lento, sotto le luci soffuse e la musica che dolcemente li accarezza.
Lui le parla all’orecchio, lei sorride divertita, lui le bacia la guancia, e poi il collo, lei non sa dirgli di no, è un uomo troppo sicuro di sé, seducente, mascalzone al punto giusto.
La musica finisce, e loro adesso sono al bar, a bere qualcosa. Ed intanto lui si avvicina all’orecchio di lei e le sussurra qualcosa, mentre lei sorride e lo guarda maliziosa.

A letto
Lui le propone di appartasi in uno dei separè che il locale notturno offre gratuitamente ai clienti. Lei dapprima è titubante, lui le assicura che è solo per conoscersi meglio, lei accetta.
Ora sono al riparo da occhi e orecchie indiscrete. Lui continua a baciarle il collo, le mani di lui insistono e vanno e vengono su di lei.
Ora i due stanno facendo l’amore, sul sofà del separè del locale notturno, appassionatamente, come due vulcani in eruzione.
La serata finisce piacevolmente, il locale sta per chiudere. Lui si offre di darle un passaggio a casa. Lei accetta.
E i sorrisi, i baci, le piacevoli chiacchiere continuano durante il viaggio verso casa di lei.
Ed ora sono sotto casa di lei.
“Amò, ma è possibile che ce dobbiamo inventà i peggio mortacci nostri per fa l’ammore e godè? Pare quasi che nun semo più capaci de fallo in un normale letto!”
“Amò, te c’hai raggione, nun te ‘ncazzà, ma tu dici che da un po’ de tempo a fallo a letto te pare ‘na minestra riscaldata e nun te tira più, nun te se arza manco con la grù! Amò, l’hai detto te, eh? E allora m’è venuta st’idea de annà al night, e vedi che ha funzionato? Abbiamo fatto l’amore in un modo stupendo, amò, m’hai rivortata come un pedalino, me pareva d’esse una Dea…”
“Amò, vabbè, l’ho detto io che fallo a letto nun me tira più, però se nun me tirà più a letto ‘n pochettino è corpa tua, nun sei abbastanza sensuale, sexy, ammaliante, provocante, stuzzicante…”
“Amò, ma che stai a dì?”
“Amò, stò a dì che nun sei abbastanza porca, ecco che stò a dì!”
“Amò, a me me sà che sei te che sei diventato un rammollito!”
“Amò, vabbè dài, nun litigamo, c’hai raggione, abbiamo passato una notte de foco, me pareva de sta all’ottavo cielo…”
“…er settimo, Amò!”
“…sì sì, appunto, er settimo cielo, mò vedemo de ritornà a casa, che domani è domenica, vojo annà allo stadio…”
“Amò, ce lo sò, allo stadio ce vengo pure io, no?”
“Amò, vabbè, nnamo va…”
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